Alla ricerca del leopardo dello Sri Lanka

Lo Sri Lanka viene considerato uno dei paesi migliori al di fuori dell’Africa dove fare un safari. La sua popolarità, costantemente in crescita tra le destinazioni più ambite dai viaggiatori appassionati di natura, la si deve in larga misura alla possibilità di poter osservare uno tra i più elusivi grandi felidi del mondo: il leopardo dello Sri Lanka.

Un vero re della foresta

Il leopardo dello Sri Lanka (Panthera pardus kotiya) è una sottospecie endemica di quest’isola dell’Asia meridionale, classificata con lo status di minacciata secondo lo IUCN.

Ciò che lo differenzia dai suoi parenti presenti nel resto dell’Asia e in Africa, è frutto dell’ecosistema particolare in cui si è sviluppato. Il leopardo dello Sri Lanka infatti, è l’unico al mondo ad essersi evoluto come predatore all’apice della catena alimentare dell’ecosistema in cui vive, essendo rimasto isolato da predatori di taglia superiore sin da quando l’isola si è staccata dal continente, tra i 5.000 e i 10.000 anni fa.1

Alla ricerca del leopardo dello Sri Lanka

Questa circostanza ha probabilmente giocato un ruolo importante nella sua evoluzione, differenziandone il comportamento, l’utilizzo del territorio e le abitudini alimentari.

In termini generali, avvistare un leopardo in natura può essere più complicato rispetto ad altri predatori. Sono per natura schivi, solitari e prevalentemente notturni. In alcune aree protette dell’Africa può essere di gran lunga più facile osservare un branco di leoni oppure in India la tigre del bengala.

Elusivo, ma non troppo

Ciò che invece aumenta le chances di vedere un leopardo in Sri Lanka piuttosto che altrove sono alcuni fattori chiave:

  • Mentre in Africa i leopardi devono competere da millenni direttamente con leoni e iene, in Asia con la tigre e con il leone asiatico, in Sri Lanka no. Ne consegue dunque una tendenza a muoversi con meno circospezione a terra.2 A conferma di ciò, vi è un differente ricorso alla pratica di trascinare le prede sopra gli alberi per renderle inaccessibili agli altri predatori. Se in aree protette come il parco nazionale Kruger in Sudafrica, che ospita grandi popolazioni di leoni e iene, questo comportamento viene osservato nell’84% delle cacce, in Sri Lanka ciò è poco comune e accade solo nel 13,7% dei casi.1
  • Il secondo fattore è la disponibilità di prede. In aree come quella di Yala questo è anche il risultato dell’attività degli esseri umani, che in antichità l’avevano adibita a coltivazioni. L’opera di disboscamento ha creato un mosaico di praterie miste a foresta che hanno di fatto generato l’habitat ideale per la principale preda del leopardo, il chital, che si nutre principalmente di erba.
  • Il terzo fattore, conseguenza diretta del secondo, è la dimensione dei territori e la densità della popolazione. Se nel parco nazionale Tsavo in Kenya una ricerca condotta su 10 leopardi maschi muniti di radiocollare ha evidenziato home range che si estendono dai 9 ai 63 kmq3, nei parchi nazionali dello Sri Lanka, come Wilpattu o Yala, gli stessi si aggirano intorno ai 16-20 kmq.2 Pertanto, ad una diminuzione della dimensione dei territori da un lato, si assiste dall’altro ad un aumento della densità, che secondo alcuni studi raggiunge, in alcune aree di Yala, la ragguardevole cifra di 1 leopardo per chilometro quadrato.2

Il conflitto uomo/leopardo in Sri Lanka

Se da un lato questa incredibile concentrazione di leopardi ha reso lo Sri Lanka un luogo molto popolare dagli ecoturisti, dall’altro questa situazione ha generato non pochi problemi in termini di conflittualità con le comunità locali che vivono vicini ai margini delle aree protette e in particolar modo con gli allevatori.

Il bestiame può essere infatti un pasto relativamente facile per un grande predatore, e gli allevatori tendono a vendicarsi quando i loro animali vengono uccisi. Gli animali vengono spesso catturati per mezzo di trappole rudimentali oppure avvelenati.

Anche se le motivazioni che inducono a questi gesti estremi possono talvolta essere umanamente comprensibili – i capi di bestiame rappresentano spesso l’unico bene di sostentamento di comunità molto povere – non si può non stigmatizzare un comportamento che, oltre ad essere illegale, mette a rischio la sopravvivenza di una specie già a rischio di estinzione.

Trasformare un problema in una risorsa

È ormai universalmente noto come il turismo sia un incentivo formidabile alla conservazione degli habitat naturali e della fauna selvatica. In tutto il mondo l’ecoturismo è in forte crescita e, se gestito responsabilmente, ha un grande impatto positivo sulla percezione che le comunità locali hanno riguardo la protezione dell’ambiente e degli animali, compreso dei grandi predatori.

In India, il parco nazionale di Ranthambore è una storia di successo nel campo della conservazione. Nel giro di pochi anni, grazie a campagne di sensibilizzazione, l’interesse nei confronti della tigre è cresciuto enormemente, attirando sempre più visitatori internazionali, ma soprattutto locali. Il flusso di turisti in ascesa ha generato ricavi quantificabili nell’ordine di milioni di dollari all’anno, ha abbattuto il bracconaggio e ha avuto ricadute positive economiche e occupazionali in tutta le regioni adiacenti il parco e sulle comunità.4 In molte zone dell’Africa da decenni si verificano esperienze analoghe.

Lo Sri Lanka non è da meno. Nel corso degli anni i parchi nazionali sono mete sempre più frequentate, in special modo dai singalesi. Va da sé che il coinvolgimento delle comunità locali è fondamentale, quando si parla di conservazione. Nessun progetto in questo senso può avere un futuro se non sensibilizza gli abitanti locali sul valore della preservazione dell’ambiente o se non si confronta con i problemi concreti delle comunità rurali che vivono a stretto contatto con quell’ambiente.

Fortunatamente, oltre al successo che sta riscontrando l’ecoturismo tra i singalesi, esistono alcune iniziative come il Project Leopard che hanno lo scopo di aiutare le comunità che vivono ai margini del parco nazionale Yala in modo che possano beneficiare del turismo e sentirsi incoraggiate a proteggere il mondo naturale. Attraverso questo progetto è stata finanziata la costruzione di recinti a prova di leopardo per proteggere il bestiame durante la notte, quando è più vulnerabile.

Riferimenti

1ANDREW M. KITTLE, ANJALI C. WATSON E T. SAMINDA P. FERNANDO, The ecology and behaviour of a protected area Sri Lankan leopard (Panthera pardus kotiya) population, Tropical Ecology, Vol.58 No.1 pp.71-86 (2017).

2GEHAN DE SILVA WIJEYERATNE, Mammals of Sri Lanka, Bloomsbury Publishing (2016).

3RICHARD D. ESTES, The Behaviour Guide to African Mammals: including Hoofed Mammals, Carnivores, Primates, University of California Press (2012).

4RAGHU CHUNDAWAT, UPAMANYU RAJU E HEMANT RAJORA, The value of Wildlife Tourism around Ranthambhore Tiger Reserve in Rajasthan for Wildlife Conservation and Local Communities, TOFTigers & BAAVAN (2018).