Hermanus, la città del whale watching

Ogni anno, da giugno a dicembre, nei pressi di Hermanus, in Sudafrica, è possibile assistere ad uno spettacolo del mondo naturale: il raduno delle balene franche australi, che fanno di questa cittadina il luogo migliore al mondo per dedicarsi al whale watching dalla terraferma.

INFORMAZIONI UTILI

  • Come arrivare: la cittadina di Hermanus dista circa 130 chilometri da Cape Town, percorribili in auto in circa 2 ore, seguendo la strada N2 fino a Bot River, per poi svoltare a destra verso la destinazione.
  • Quando andare: le balene franche australi possono essere avvistate lungo questo tratto di costa da giugno a dicembre.
  • Whale watching: le balene sono facilmente osservabili dalla costa ad occhio nudo, tuttavia il lungomare di Hermanus è attrezzato con telescopi fissi per una migliore osservazione. È possibile inoltre prendere parte ad un’escursione in barca per un incontro ravvicinato con i cetacei.

La città delle balene

In Sudafrica, a metà strada tra Città del Capo e Capo Agulhas – l’estrema punta meridionale del continente africano – si trova Hermanus, una piccola città costiera dall’atmosfera rilassata nel cuore della Garden Route. Quella che fino a qualche decennio fa era un tranquillo villaggio di pescatori, oggi è diventata una cittadina molto vivace. Alberghi, ristoranti e negozi, nonché la vicinanza a Città del Capo hanno reso questo luogo una meta molto popolare.

Ma il crescente successo di questa cittadina come meta di villeggiatura tra i sudafricani è dovuta ad altro. Il motivo risiede piuttosto nel raduno, lungo le sue coste, di un cetaceo: la balena franca australe. Ogni anno infatti, da giugno a dicembre, questi mammiferi marini arrivano nei pressi della Walker Bay in grandi numeri raggiungendo concentrazioni insolitamente elevate, al punto che molti considerano Hermanus il luogo migliore al mondo per dedicarsi al whale watching dalla terraferma.

La balena franca australe o southern "right" whale

Eubalaena australis appartiene al sottordine dei Misticeti, ovvero di quel gruppo cetacei dotati di fanoni anziché di denti. Può raggiungere 15 metri di lunghezza per circa 80 tonnellate di peso ed è facilmente riconoscibile, anche dalla costa. Non possiede una pinna dorsale e il suo soffio forma una caratteristica e ben visibile “V”. Inoltre presentano delle evidenti callosità sulla testa di colore bianco, incrostazioni causate da piccoli crostacei, anche chiamati “pidocchi delle balene”.

Possiedono poi una bocca enorme ed estremamente arcuata verso il basso. Animali molto mansueti e pacifici, per decenni sono stati decimate dalle baleniere in cerca di carne e soprattutto di olio. Il nome inglese della specie – southern right whale – sottintende proprio il fatto che fossero quelle “giuste” da cacciare. Questo fatto ha portato ad una drastica diminuzione di esemplari appartenenti a questa specie. Si pensa che agli inizi del 1900 esistessero oltre 100.000 individui diffusi nel mondo, oggi se ne stimano circa 10.000. Fortunatamente, dal 1937 la specie è protetta da un trattato internazionale ed è inoltre stata inserita nell’Appendice I del CITES, che ne proibisce ogni commercio.

Questi cetacei, che possono arrivare a compiere migrazioni di 8000 chilometri, non tornano ogni anno a Hermanus per caso. Perché questi esseri straordinari percorrono così tanta strada per arrivare sempre nello stesso posto? Cosa li spinge a ripercorrere le stesse tratte migratorie, tramandate di generazione in generazione, probabilmente da millenni?

Perché proprio a Hermanus?

«Arrivano per partorire i loro “cuccioli”: 4 o 5 metri di balenottero per una tonnellata di peso. C’è voluto un anno di gestazione per le madri e ora, al riparo dal pericolo dei predatori – orche per lo più – i piccoli avranno tempo di crescere, prima di ripartire con la madre verso sud. Le balene franche australi, infatti, si spostano in piccoli gruppi tra le zone di alimentazione a sud e quelle di riproduzione a nord».1 Parliamo però dell’emisfero australe, quindi occorre considerare che le stagioni sono invertite rispetto all’Europa e la loro estate inizia a dicembre, quando migrano verso le acque dell’Antartide che abbondano di krill, dove restano fino a marzo.

«Con l’arrivo della stagione invernale, che a quelle latitudini comincia a giugno, si spingono verso nord raggiungendo le coste dell’Australia, Nuova Zelanda, Argentina e Sudafrica, dove si riproducono. Per dare alla luce i balenotteri scelgono luoghi appartati, […] con acque temperate e poco profonde […].

Per questo arrivano fin sotto la costa, dove le scogliere a picco sul mare consentono di contare comunque su diversi metri d’acqua. E qui avvengono anche i nuovi accoppiamenti».1

Ecco dunque il motivo di questo rendez-vous del mondo animale. È qui che avviene l’accoppiamento delle balene, ed è sempre qui che un anno dopo le femmine tornano a partorire. Il segreto del mare di Hermanus è costituito dalle sue acque, più calde rispetto a quelle dell’Antartide e protette dai bassi fondali della Walker Bay. Qui le madri sostano per circa tre mesi, fino a quando i piccoli non si sono irrobustiti abbastanza da sopravvivere al viaggio di ritorno. A quel punto ripartono alla volta delle acque antartiche, dove trovano più cibo.

Quando andare a Hermanus e cosa fare

È possibile fare whale watching da giugno fino a dicembre, anche se il periodo migliore va da agosto a ottobre. La città ostenta orgogliosamente questa sua unicità e percorrendo Marine Drive è possibile incrociare numerosi cartelli educativi e punti di osservazione dotati di telescopi utili a fornire una visione ravvicinata degli animali. Nelle vicinanze del porto vecchio si può visitare il Whale Museum ben visibile dalla riproduzione in scala 1:1 di una balena posizionata antistante l’edificio.

A settembre di ogni anno, si svolge poi l’evento più atteso: l’Hermanus Whale Festival. Residenti e visitatori celebrano la migrazione delle balene franche australi con attività e mostre a tema. Durante il festival vengono promosse attività di educazione ambientale sulla fauna marina e avventure ecoturistiche.

Dagli anni novanta la città ha inoltre un whale crier ufficiale, uno “strillone” che avvisa dell’avvicinarsi di balene alla costa. Probabilmente si tratta dell’unico annunciatore di balene al mondo e se visiterete Hermanus vi potrà capitare di incontrarlo. È equipaggiato con un grande cartello-sandwich, un cappello colorato e un enorme corno fatto di alghe esiccate. Non sarà difficile individuarlo.

Riferimenti

BUONINCONTI FRANCESCA, Senza confini. Le straordinarie storie degli animali migratori, Codice edizioni, Torino (2019).

CONSIGLI

  • Un’alternativa molto più spettacolare dal punto di vista paesaggistico, rispetto alla N2, è la strada panoramica R44 che passa per la cittadina di Betty’s Bay. Questa strada costiera offre scenari mozzafiato degni della più nota Chapman’s Peak Drive nei pressi di Cape Town. Se si opta per questo itinerario, è possibile fare una sosta per visitare la colonia di punguini africani di Stony Point, meno conosciuta rispetto alla più famosa Boulder’s Beach ma altrettanto interessante.
  • Se siete interessati all’Hermanus Whale Festival potete trovare maggiori informazioni sul sito ufficiale dell’evento.
  • Se volete unire il whale watching con il trekking è possibile percorrere il Cliff Path Walking Trail. Questo magnifico sentiero a strapiombo sul mare e immerso tra i cespugli del fynbos presenta alcuni punti di osservazione interessanti. Il percorso costeggia il mare per circa 10 km dal porto nuovo fino alla foce del Klein River, ma può essere imboccato in qualunque punto della scogliera.
Whale watching a Hermanus. Sentieri e trekking sulla costa

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